STOCCOLMA
- La macchina da scrivere, le foto di figli e nipoti, i blocchi per
gli appunti, la vista sugli alberi di Vasapark. Non aveva bisogno
d'altro Astrid Lindgren, chiusa dentro al suo studio, per immaginare
un'eroina rivoluzionaria al comando della propria vita senza dover
essere una principessa, sposarsi, imparare le buone maniere. In
Dalagatan 46 tutto è rimasto come dieci anni fa, quando la più
famosa autrice svedese, 145 milioni di libri venduti nel mondo,
tradotta in 60 lingue anche se non ha mai vinto il Nobel, se n'è
andata con un sorriso, partendo per l'ennesima avventura. E' in
questa casa di cinque stanze che Lindgren è morta all'età di
novantaquattro anni. “Vorrei la pace sulla Terra e qualche bel
vestito” aveva risposto a chi le chiedeva cosa desiderasse per il
compleanno. Fino alla cattedrale di Gamla Stan, l'8 marzo 2002, festa
della donna, sfilarono il governo, la famiglia reale riunita e
centomila persone. Il corteo funebre di una Regina dei cuori
cresciuta in una fattoria dello Småland,
tra i laghi e i boschi di betulla. Una semplice segretaria
dattilografa che ha incontrato il successo per caso, ormai
quarantenne.
“Raccontami una
storia”. Era il 1943, Karin aveva sette anni ed era al letto con la
febbre. Le venne in mente un nome. Pippi Långstrump.
“Anzi, mamma, raccontami di Pippi Calzelunghe”. E' così che
Lindgren cominciò a narrare, ogni sera, le gesta di una bambina
talmente forte da sollevare un cavallo, sconfiggere maciste, vivere
da sola con un mucchio di monete d'oro e una scimietta per amico,
ignorando l'obbligo della scuola, gli ordini dei poliziotti,
l'autorità in generale. “Ho trovato solo il nome, il resto è
venuto tutto dalla sua fantasia” ricorda oggi Karin, che si occupa
dell'omonima fondazione dedicata alla madre. Un patrimonio immenso.
Oltre quaranta libri, molti racconti e storie brevi, ma anche testi
teatrali, canzoni, decine di film e serie televisive, quasi tutte con
il regista Olle Hellbom. Fu lui a scegliere nel 1969 l'attrice Karin
Inger Nilsson, che ha incarnato il volto di Pippi, rendendola famosa
nel mondo intero. Lindgren andava spesso sul set, nell'isola di
Gotland, dov'è stata girata tutta la serie e fino all'ultimo minuto
prima delle riprese, parlava con Hellbom per sistemare i dialoghi.
A
Stoccolma, in Dalagatan 46 c'è ancora la cameretta di Karin e lo
studio dove è stato finito il primo manoscritto di Pippi
Calzelunghe, pubblicato nel 1945 dall'editore Rabén
& Sjögren, dove Lindgren andò
poi a lavorare curando tutta la collana per l'infanzia. Aveva
cominciato da ragazza in un giornale di Vimmerby, la regione natale
dove adesso si può visitare la vecchia casa di famiglia e un museo
dedicato ai suoi personaggi, come quello che esiste a Stoccolma,
sull'isola di Junibacken. Non avrebbe mai lasciato la campagna di
Vimmerby se non fosse rimasta incinta a vent'anni di un uomo sposato
e molto più anziano di lei. Uno scandalo per l'epoca. Lindgren fu
costretta a partire per Copenhagen, dove lasciò il piccolo Lars in
una casa-famiglia. Dopo tre anni, sposò Sture Lindgren,
rappresentante dell'Automobile Club di Stoccolma. Nacque Karin e
finalmente anche Lars tornò a vivere con la madre. Pippi che rifiuta
di andare alla Casa degli Orfani è un riferimento a quella vicenda
personale? “E' probabile - glissa la figlia - che quell'esperienza
abbia influenzato i suoi libri”.
Appuntava
pensieri e frasi a mano, la sera, su un blocco. Riprendeva molti
dettagli intorno a sé. Pippi era fisicamente simile a un'amichetta
di Karin. L'albero della limonata è una storia che si raccontava a
proposito di un vecchio olmo della fattoria di Vimmerby, dove si
giocava a “camminare senza toccare mai il pavimento”, come fanno
Tommy e Annika a Villa Villacolle. I riferimenti alla sua casa
natale, dov'era cresciuta libera nella natura con i fratelli, si
ritrovano in altre opere, e in particolare in “Emil”, uno dei
suoi libri preferiti. “Giocavamo come se non ci fosse domani”
ripeteva spesso Lindgren. “Pippi le assomiglia molto” ammette
Karin. “Era una donna anticonvenzionale e moto determinata”. Una
protofemminista anche se, precisa la figlia, Lindgren non ha mai
aderito ad alcun gruppo o associazione di donne.
Pippi
Calzelunghe ha una carica sovversiva rimasta intatta. “E'
incredibile, no? Dopo così tanto tempo” osserva ancora la figlia.
“Non credo che mia madre avesse fatto un calcolo preciso, era
semplicemente il suo modo di vedere il mondo”. Lindgren ha
affrontato anche temi difficili, ad esempio il lutto o il suicidio in
libri come “Mio piccolo Mio”, “I Fratelli Cuordileone”.
Davanti alle critiche, ribatteva spesso: “I bambini sanno da soli
cosa censurare quando leggono”. E a chi l'accusava di non dare il
buon esempio, di essere una cattiva educatrice, rispondeva: “Diamo
amore, molto amore e ancora amore. Il buon senso verrà da solo”.
Lindgren
utilizzò la sua fama mondiale per alcune battaglie politiche. E'
riuscita a far cadere un governo narrando una favola, “Pomperipossa
in Monismania”,
nella quale denunciava un'aliquota pari al 102% del reddito. Era il
1977, il premier socialdemocratico fu costretto a dimettersi. Una
legge per la protezione degli animali porta il nome Lex Lindgren, ma
forse la sua vittoria più famosa è quella per bandire le punizioni
corporali sui bambini. Lindgren iniziò la sua campagna contro le
sculacciate in Germania, nel 1978. Invitata a ritirare un prestigioso
premio, scatenò polemiche internazionali con un discorso che
associava la violenza sui piccoli a quella della guerra. Un anno dopo
la Svezia era il primo paese al mondo a varare una legge su questo
tema, e ancora oggi la normativa è citata come esempio da seguire.
“No Violence!” il testo inedito di quel discorso è stato
pubblicato dalla fondazione Astrid Lindgren in occasione del decimo
anniversario della morte della scrittrice. Chi è forte dev'essere
anche buono, dice Pippi Calzelunghe. E, spesso, la forza non è dove si
pensa che sia.
Nessun commento:
Posta un commento