PARIGI - Nell'evoluzione della specie, s'avanza
l'homo eroticus che antepone il cuore alla ragione, l'impulso alla
riflessione, il piacere al dovere. “Eros è ormai trionfante, nel
privato e nel pubblico” racconta Michel Maffesoli che dedica il suo
ultimo libro a questa nuova figura antropologica che sviluppa e
contraddice l'homo sapiens. Per il sociologo francese l'homo
eroticus, l'uomo guidato dal desiderio, è al centro di quel che si
chiama oggi postmodernità. Le nostre azioni non rispondono più al
pensiero e al razioncinio ma all'amore, all'intricata trama degli
affetti che ci avvolge, a quelle che Maffesoli definisce "comunioni
emotive". E' il punto di arrivo di un percorso iniziato in
Occidente, secondo lo studioso, con la liberazione dei costumi negli
anni Sessanta, poi rafforzata con lo sviluppo delle nuove tecnologie,
l'arretramento delle religioni e infine la crisi del capitalismo. La
legge del desiderio ormai plasma la propria identità, si ripercuote
nell'interno corpo sociale. Dalla cultura alla politica, tutto deve
sottostare alle regole del piacere. Il paradosso di questo amore
“liberato”, avverte Maffesoli, è che ha creato esseri umani
ancora più interdipendenti. “Esistiamo solo attraverso lo sguardo
degli altri”.
Amo, dunque sono?
“Nel scegliere il
titolo del libro ero in dubbio tra homo eroticus e ordo amoris.
Volevo infatti sottolineare il nuovo ordine dell'amore che si è
imposto nella vita sociale ed è una delle caratteristiche della
postmodernità. Mentre negli ultimi tre secoli, si è affermato una
visione razionalistica del mondo, nella quale i sentimenti erano
relegati nella sfera privata, oggi sono diventati pubblici e
contaminano la vita sociale”.
In che modo avviene
questa “contaminazione”?
“Nell'Ottocento
esisteva un'espressione popolare che raccomandava di tenere sempre
gli affetti dietro alle mura domestiche. Il 'muro', ormai, è stato
abbattuto. Gli spazi sono comunicanti. Ci sono effetti persino nel
dibattito politico, come dimostra il tweet di gelosia della première
dame, Valérie Trierweiler. Un aneddoto che testimonia di un nuovo
clima, l'ordo amoris di cui parlo nel libro. Il problema, semmai, è
la profonda distanza che esiste tra le istituzioni, immaginate sulla
base di valori e simboli ormai superati, e il corpo sociale in rapida
trasformazione”.
La riscoperta degli
affetti è anche un antidoto alla crisi, un riparo contro
l'incertezza?
“E'
qualcosa di più ampio. Siamo alla fine di un ciclo. Leonardo
da Vinci diceva: 'E' una cosa mentale”, espressione tra l'altro di
difficile traduzione. Non è solo l'economia a essere in crisi ma la
concezione economicistica del mondo che metteva il lavoro al primo
posto dell'identità umana e aveva chiuso l'amore dentro al recinto
del matrimonio e della famiglia, in onore a una nozione di 'utilità',
per citare Georges Bataille. Dopo i movimenti di liberazione degli
anni Sessanta quel modello non esiste più. Le relazioni amorose
seguono invece, riprendendo l'analisi di Bataille, la regola del
'dispendio'”.
Ma anche
dell'individualismo.
“Non sono d'accordo. L'individualismo nei rapporti
non è aumentato, anzi oggi siamo più estroversi di un tempo. Certo,
le relazioni sono diverse. Ci sono tribù che condividono momenti di
comunione emotiva o di affinità elettive, come diceva Goethe. Le
tribù sessuali, le tribù musicali, sportive, culturali, e così
via. C'è comunque una componente emotiva nel riconoscersi e decidere
di stare insieme. Gli affetti, di cui l'amore fa parte, sono il
terriccio nel quale germoglia la vita”.
La continua esibizione di sé nelle relazioni
non induce a citare Narciso più che Eros?
“C'è una
teatralizzazione dell'amore, che si vede bene su Internet. E' un
paradosso. Uno degli elementi della postmodernità è, a mio avviso,
la sinergia tra l'arcaico e il progresso tecnologico. Il settanta per
cento del traffico sul web è dedicato agli affetti. Non solo alla
pornografia, ma anche agli incontri romantici e di coppia. E'
interessante vedere come le nuove tecnologie si mettono al servizio
di quella vecchia idea che chiamiamo amore, dandogli un nuovo
slancio. In passato, come aveva dimostrato Max Weber, la tecnologia
aveva disincantato il mondo. Oggi, invece, avviene il contrario.
Osserviamo un nuovo incantesimo”.
Sta dicendo che
innamorarsi, o credere nell'amore, è diventato più facile?
“C'è un ritorno del
colpo di fulmine, proprio quel coup de foudre teorizzato dai
surrealisti. All'epoca era un'avanguardia letteraria, oggi invece è
un sentire comune. Come André Breton, pensiamo di poter incontrare
Nadja all'angolo di una strada. E' un'idea che si ritrova nel cinema,
persino nella pubblicità con il termine inglese 'impulse', l'impulso
di un ragazzo disposto a inseguire con un mazzo di fiori una perfetta
sconosciuta bradendo un mazzo di fiori”.
Un desiderio
compulsivo, che tende ad esaurirsi rapidamente.
“L'amore non è consumo
ma consunzione. Prima, nella concezione borghese, era qualcosa di
stabile. Ora è un fuoco che brucia tutto. Si vive solo
nell'intensità, parola che nell'etimo ricorda la 'tensione del
momento'. E' effimero. Come ogni cosa intensa, non può durare. E' il
carpe diem. Quando si assiste un matrimonio si sa già come va
a finire”.
Si resta insieme solo
nella buona sorte, mai in quella cattiva?
“La coppia non è più basata su un contratto,
come il matrimonio, perché il tempo dell'amore non è il futuro ma
il presente, mentre il passato non è mai davvero alle spalle. Si
possono fare delle vacanze insieme a ex mariti o mogli, fidanzati di
gioventù, figli di altre unioni. Il contratto apparteneva alla
modernità. Nella postmodernità è subentrato il patto".
Un patto esclusivo?
“La fedeltà si valuta con la sincerità del
momento. Ci possono essere tradimenti ma questo non significa
automaticamente essere infedeli. Nel libro parlo di 'sincerità
successive' all'interno di un rapporto”.
L'homo eroticus è più
o meno libero?
“Dopo
aver promosso la libertà durante l'epoca moderna, nell'attuale
postmodernità si sviluppa invece la dipendenza. L'amore è
dipendenza. E' l'altro che mi crea, e mi distrugge”.
Come sono cambiate le
regole della seduzione?
“La postmodernità
riprende degli elementi della premodernità. E' quel che chiamo il
postmedievalesimo. Oggi si rigioca l'amor cortese delle corti della
Provenza o del Rinascimento a Firenze. Anche allora la vita sociale
ruotava intorno alla seduzione, quelle schermaglie amorose che i
francesi chiamano badinage. Molti comportamenti e linguaggi che
osserviamo oggi sono simili a quel periodo. L'unica differenza è che
all'epoca il codice di seduzione valeva solo per un'élite
aristocratica, mentre nella versione contemporanea è diventato uno
stile di vita democratico”.
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